Gatti e sperimentazione animale

Nei laboratori dell’Ospedale Veterans Administration di North port nello Stato di New York,due nidiate di gattini vennero sottoposte dallo “scienziato” Emanuel Storer e assistenti al seguente “esperimento” nel tentativo di indurre pazzia nelle bestiole:
Fin dall’età di 7 giorni e durante i 35 giorni successivi, vennero inflitte ai gattini 5.000 scosse elettriche attraverso le zampe posteriori: fino a 700 scosse al giorno. I gattini divennero spaventati e apatici, evidenziando un’anormale sonnolenza aggressività. A volte si ritiravano
fino all’angolo più lontano della gabbia. (Le scosse vennero somministrate durante il periodo dell’allattamento.) ́Il comportamento della madre è degno di nota, scrissero gli sperimentatori,aggiungendo testualmente “Quando la madre capÏ che i suoi piccoli ricevevano scosse elettriche ogni volta che lei li allattava o che le erano vicini, essa cominciava a fare di tutto per contrastare lo sperimentatore, servendosi delle unghie, poi cercando di mordere il filo elettrico, per finire addirittura abbandonando i suoi piccoli e correndo il pi ̆ù lontano possibile ogni volta che gli
elettrodi venivano fissati alle zampe dei gattini. Il suo atteggiamento verso i gattini, quando
venivano rimossi gli elettrodi, era indicativo di un profondo amore materno: si precipitava verso
di essi, cercando di nutrirli e confortarli in ogni modo possibile. Quando dopo una prolunga
interruzione, intesa a dar modo alle bestiole di rimettersi, sperimento venne ripetuto, i gattini,
secondo gli sperimentatori ́…tendevano a riprendere il loro comportamento schizofrenico di
prima. (Journal of Genetic Psychology, vol. 102, pp. 55-60, 196)

Un medico di Cambridge, Colin Blakemore, descrisse in una conferenza alla
British Association di Leicester esperimenti da lui compiuti su 35 gatti ai quali aveva cucito gli occhi
poco dopo la nascita. In un’intervista al Daily Mirror del 6-9-1972, il ventottenne “scienziato”
dichiarò di considerare i suoi esperimenti giustificati, anche perchè “ai gatti piace vivere al
buio”, e asserì di essere uno zoofilo, come la maggior parte degli sperimentatori, aggiungendo:
́I gatti sono per me soggetti ideali, perchè i loro occhi sono i più simili a quelli umani.
Non è vero nulla: gli occhi dei felini differiscono radicalmente dai nostri sia come struttura sia
come reazioni, tanto che il gatto vede nel buio e noi no, il gatto ha la pupilla verticale e noi
tonda, il gatto nasce con gli occhi chiusi e noi aperti, il gatto deve mettere a fuoco gli occhi
concentrando la vista su un campo ristretto per individuare un oggetto distante mentre i nostri
hanno la visione a campo largo anche a distanza, e via di seguito. Lo “scienziato” in questione si
sarà servito dei gatti per spendere poco o niente. Col pretesto della maggiore similarità con l’uomo
è già stato vivisezionato ogni tipo d’animale, dal piccione al maiale all’elefante.
Il Blakemore scoprÏ che i gatti ai quali era rimasto cucito un solo occhio per alcune settimane
fin dalla nascita erano incapaci di vedere da quell’occhio quando veniva tolta la cucitura; quelli ai
quali erano stati cuciti entrambi gli occhi erano ciechi da entrambi gli occhi dopo la rimozione
della cucitura. Dopo 16 settimane i gattini furono soppressi. ́Mi sarebbe piaciuto, commentò il
Blakemore con una punta di malinconia, mantenerli in vita per ulteriori studi, come usa in
America, ma le leggi inglesi non lo consentono.

Da Imperatrice Nuda.
http://www.hansruesch.net/articoli/Imperatrice%20Nuda%20(1976).pdf

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Autore dell'articolo: GG

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