Ecco la più clamorosa sconfitta per (Big) Pharma!

“Questa potrebbe essere la più grande sconfitta che ha subito PhRMA negli ultimi 10 anni”

 

Parole di un professore di Harvard, Daniel Carpenter, su questa interessante storia perchè mostra dei retroscena importanti : delle attività di lobbing favolose che esistono al di là del velo, della chiara voglia di non voler mai sborsare un centesimo per la salute dei propri consumatori.
Eppure questa associazione si è impegnata tanto, non abituata a brutte sorprese e sempre sostenuta da un folto nugolo di avvocati.

Questa storia inizia nell’inverno scorso, quando i nostri amici fraterni scoprono di dover sganciare fior di miliardi per il programma Medicare. Una grossa cifra per permettere l’abbassamento dei prezzi dei farmaci.

Parliamo di 10 miliardi di dollari in più da sborsare nei prossimi 12 anni.
Cosa è stato necessario per fare questo?
Sono state sufficienti 168 parole inserite in un decreto di 250 pagine. Basta poco per cambiare le cose non trovate?
Prima del 7 febbraio, le aziende si accollavano il 50% del costo dei farmaci; adesso è il 70%, su più di 40 milioni di persone che usufruiscono di Medicare. E nessuno di loro se lo aspettava, perchè il provvedimento è stato portato avanti da una frangia di Repubblicani (notoriamente legati all’industria farmaceutica) E pensate che ancora adesso a Washington non hanno capito come mai lo abbiano fatto : le ipotesi che lanciano sono due, o politicanti stupidi che non avevano idea o si voleva mandare un messaggio alle industrie.
Un altro motivo è che nello stesso periodo il Congresso americano stava mettendo a punto un’altra legge : il CREATES Act, che permetterebbe alle aziende che vendono generici di citare in giudizio le grandi industrie che impediscono la competizione – e questo accade più spesso di quanto possiate immaginare.

Si incontrano il 7 febbraio, pensate che questo gruppone chiamato PhRMA comprende CEO ad esempio della Amgen, di Johnson&Johnson, della Sanofi e fanno tutti parte del board, e nell’associazione poi troviamo quasi 200 lobbisti che esercitano pressioni governative.
Bene, si incontrano per eleggere il nuovo capo tra i capi, ed invece si scontrano con questa proposta del governo.
Cosa fare adesso?
Pensavano di farla franca, avendo l’ex direttore esecutivo della Eli Lilly in una posizione governativa, Alex Azar come segretario del Health and Human Services – ancora una volta vediamo come la commistione tra governo e Big Pharma sia reale –
Interessante notare le reazioni di alcuni lobbisti “Dopo aver saputo questa cosa, siamo entrati in modalità berserk” oppure ” E’ stato un momento sconvolgente, capire che non potevamo più contare su una linea di supporto” e anche “Vi paghiamo così tanto per essere i nostri occhi e le nostre orecchie, e ci ripagate così?”

Ma non era il caso di arrendersi, soprattutto per un gruppo potente come PhRMA : il congresso permette delle modifiche retroattive alle leggi, per permettere a gruppi di potere di potersi salvare – e ti pareva?

Esiste un piccolo dipartimento che si occupa di capire quale sarà il risparmio per i contribuenti ogni volta che viene emanata una nuova legge : per questa si pensava che il risparmio fosse di circa 7 miliardi di dollari. Con una controanalisi, PhRMA sottolinea come il calcolo fosse errato, arrivando a circa 12 miliardi di dollari. Per questo motivo, la legge non andava bene ed il Congresso avrebbe dovuto cambiarla.

Ma non ha funzionato

“Solitamente, se fai politica guardando soltanto il budget prendi cattive decisioni, se fai politica troppo velocemente prendi cattive decisioni, ed in questa situazione il Congresso ha fatto entrambe le cose”
Questo è il pensiero di Doug Houltz-Ekin, presidente di un think tank americano che è molto legato a PhRMAavete mai sentito parlare di Bildeberg, Aspen, Bohemian Groove? In pratica, i think tank sono qualcosa di molto simile ma più in piccolo : dei luoghi in cui si incontrano persone influenti e prendono decisioni di come manovrare il resto delle persone ed arrivare al loro risultato.

Allora, hanno deciso di presentare a Washington un papello di 2000 pagine, scritto dai loro ingegnosi avvocati, per chiedere una riduzione della cifra da pagare : non più il 70%, ma compresa tra il 60 ed il 64%.

Ma non ha funzionato

 

A questo punto, arriva il momento di riorganizzarsi per (Big) PhRMA. Pensate che in attività di lobbing sono arrivati a spendere 21 milioni soltanto nel primo trimestre del 2018, più del doppio rispetto al trimestre precedente – duri a morire. Decidono di investire molto per promuovere una “proposta alternativa” che chiaramente avrebbe dato benefici ai contribuenti. A Washington un quotidiano importante, che racconta ciò che accade nel congresso e non solo, è il Politico. Possiamo dire che rappresenta IL giornale del Distretto di Columbia.
Nel 2018, su 50 settimane di pubblicazione in ambito salute, 36 erano sponsorizzate da Big Pharma. 36 settimane su 50. Nessun altro gruppo di potere ha sponsorizzato il quotidiano per più di 2 settimane, Big Pharma 36 su 50.
Volevano forse influenzare i lettori? Nooo. Malpensanti siete!
In ogni newsletter settimanale, c’era un messaggio diverso e sempre rivolto, attaccando, altre figure : noi siamo i buoni, la nostra proposta alternativa vi salverà, ascoltateci. Questo un pò il succo delle loro parole.

Ma non si sono fermati qui, hanno anche contattato tanti piccoli gruppi e associazioni di pazienti per mandare lettere al Congresso con il messaggio di cambiare la legge ed abbassare le quote che Big Pharma doveva pagare – altro tasto dolente, le associazioni di pazienti spesso e volentieri entrano in collaborazione con le grandi industrie.

Casualmente, e non certo per la propaganda massiccia su radio internet giornali e lettere, a Maggio quasi la metà dei membri del Congresso scrive ai loro leader : cambiamo questa legge e spostiamoci sulla proposta alternativa.

Ma non ha funzionato : i gruppi che hanno portato avanti la prima proposta hanno annusato qualcosa, e si sono scagliati contro i Democratici colpevoli di “essere in combutta con Big Pharma” e la faccenda si è arenata nuovamente.

A settembre 2018, un ultimo disperato tentativo : tentare di inserire questa proposta dentro un altro atto, quello che era legato alla “emergenza oppiodi”. Perchè volevano inserirlo lì? Il Congresso aveva lavorato a questo atto per quasi un anno, e non avrebbero potuto rifiutare di firmarlo dopo tanto lavoro.

Ma non ha funzionato : ancora una volta, si sono accorti del tranello che Big PhRMA aveva messo in atto bloccando questo atto.

Probabilmente in preda al panico, hanno dunque pensato, una volta che la House of Rep è passata in mano ai Democratici, di chiedere l’aiuto nientemeno che.. alle industrie di farmaci generici per coinvolgere i Democratici nel loro piano. Ti blocco quando vuoi vendere medicine a prezzo più basso, ma per favore aiutami quando sono io che non voglio spendere soldi.

E non ha funzionato.

 

Si, è una storia d’oltreoceano che potrebbe essere scollegata dal nostro mondo. Ma non lo è, le meccaniche sono le stesse, e questa è una bella testimonianza che spero abbia mostrato le dinamiche dietro al mondo della politica.
E per una volta, anche Big Pharma ha perso.

 

Commenta

Autore dell'articolo: GG

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.