Fai la chemioterapia e muori? Amen. Rifiuti la chemio e muori? Vergognati

Ricordate la vicenda di Eleonora Bottaro? La ragazza che ha rifiutato la chemioterapia ed è morta di leucemia?
Bene, i genitori sono stati condannati per questa scelta. 2 anni per Lino e Rita Bottaro.

 

Ricordo ancora quando la vicenda esplose nella televisione nazionale, e persino al TG1 si parlava di ospedali e terapie Hamer. Mi è bastata una semplice mail all’ospedale di Bellinzona per constatare come i nostri media avessero edulcolorato la questione.

Ricordatevelo sempre : i telegiornali sono il cancro

Una ragazza di 17 anni rifiuta la chemio e la colpa ricade sui genitori. Una ragazza che aveva perso una amica per lo stesso motivo, ed aveva visto cosa avrebbe comportato fare la chemioterapia. Chiaramente, vivendo in un contesto decisamente “alternativo”, è stata la scelta più logica quella di allontanarsi dalle terapie della medicina di sintesi per fare della sua vita ciò che voleva.

Si dice che solitamente le colpe dei genitori ricadono sui figli, questa volta abbiamo assistito al contrario!

Quante volte una operazione con un tasso di successo enorme è andata male? Quante volte una diagnosi errata ha portato alla morte del paziente? Quante volte i farmaci somministrati regolarmente hanno ucciso chi li prendeva? Quante volte grazie alla chemioterapia altri tumori sono comparsi? Quanti sono quei medici che hanno preso in giro i pazienti, operati senza necessità, solo per il proprio tornaconto?

Mi fermo per evitare che le domande diventano troppe. Tuttavia, è evidente come sia davvero un colpo basso farsi fregare in questo modo, additare i genitori come responsabili della morte perchè la chemio avrebbe funzionato.
Prima di tutto, non è necessariamente vero. Se non ricordo male, la percentuale di vittoria per quella sua particolare leucemia era dell’ 80%. E stiamo parlando di una tendenza, non di una verità assoluta e valida per il 100% delle persone.

Bisogna ripensare al valore della statistica nel mondo medico : non possiamo essere così ortodossi (e ottusi)

Seconda cosa, c’è una malafede nel riportare le notizie che esula da ogni capacità umana di avere un briciolo di buon senso. E questo lo abbiamo visto tante volte per le medicine “alternative” – già è una alterazione della percezione chiamarle alternative (a cosa poi? a quella medicina che si piazza al terzo posto per causa di morte in occidente?) – ad esempio quando si è parlato della bimba morta per l’otite trattata omeopaticamente.
Si cerca in maniera sistematica di affossare altri modi di intendere la medicina, e questo succede da sempre

Terzo fattore : nella eterea comunità scientifica – un mito btw ci sono professionisti che riconoscono quello che ha fatto la chemioterapia -> poco.

Non parlo di quel famoso studio sulla citotossicità che gira da sempre sul web; mi affido alle parole della direttrice del British Medical Journal, Fiona Goodie, che ha curato l’introduzione di uno studio effettuato da Peter Wise.
Too much chemiotherapy

«I malati di cancro vivono più a lungo di 40 anni fa. Ma quanto di questo miglioramento può essere attribuito ai trattamenti farmacologici? Non molto»

Wise prende dapprima in esame una meta-analisi che ha valutato il contributo della chemioterapia citotossica ai fini della sopravvivenza a 5 anni dei pazienti. Sono stati 250.000 gli adulti presi in esame, tutti con tumori solidi. Un effetto significativo della chemioterapia è stato dimostrato solo nei cancri ai testicoli, alla cervice, alle ovaie e nei linfomi, che tutti insieme costituiscono meno del 10% di tutti i casi di tumore.

Nel rimanente 90% dei malati (compresi quelli con cancro al polmone, alla prostata, al colon retto e al seno) i benefici si limitavano a circa tre mesi di sopravvivenza in più. Inoltre, prosegue Wise citando dati e statistiche, 14 regimi terapeutici a base di nuovi farmaci approvati dall’Agenzia europea del farmaco (Ema) su tumori solidi in persone adulte hanno portato appena 1,2 mesi di sopravvivenza in più. Ciò ha indotto Wise a concludere che «i nuovi farmaci non fanno meglio dei vecchi».

Un altro esempio è tratto dai dati americani: 48 regimi terapeutici approvati dalla Food and Drug Administration dal 2002 al 2014 hanno «regalato» ai malati un beneficio in termini di sopravvivenza di appena 2,1 mesi. Quindi, «i trattamenti farmacologici possono spiegare in minima parte il miglioramento del 20% di sopravvivenza a 5 anni che si è avuto». La diffusione della diagnosi precoce e altri trattamenti possono avere contribuito molto di più.

 

Che si deve aggiungere? Ha un effetto significativo nel 10% dei casi e possiamo supporre che nel 90% restante i possibili benefici vengano mitigati/annientati dai sicuri effetti collaterali a breve/medio/lungo termine.
Anche qui, possiamo vedere una denuncia nei confronti delle aziende farmaceutiche che ormai negli ultimi decenni hanno apportato davvero poche modifiche concrete al prontuario farmacologico.

 

Non è una discussione chemio si/ chemio no. Non ha senso denigrare una pratica che non rispetta il “primum non nocere”. Si è giusto mostrato, come se ce ne fosse ancora bisogno, come funzionano i media ed anche come funzionano i nostri fallaci ragionamenti
Ma d’altro canto, come sempre, queste sono parole che andranno via col vento

Commenta

Autore dell'articolo: GG

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.