La sperimentazione animale è una scelta, non è scienza.

”sperimentazione animale” o Scienza? Una scelta.

Viene sovente asserito dai favorevoli all’utilizzo di animali nella ricerca biomedica e tossicologica che tale pratica risulta ”essenziale” per l’avanzamento medico-scientifico umano.

In realtà, le evidenze fino ad oggi raccolte suggerirebbero conclusioni ben divergenti da questa altisonante dichiarazione.

Non sono molte le analisi che hanno accuratamente analizzato il contributo degli studi animali alla traduzione clinica di validi trattamenti terapeutici destinati all’uso umano [1-2-3]. Tuttavia, da quegli studi che hanno inteso esaminare questo riscontro è emerso in maniera del tutto inequivocabile che i ”modelli animali” forniscono una capacità di predire gli esiti umani di riferimento alquanto scarsa [1-2-3-4].

Al 1 marzo 2007 erano state pubblicate 20 revisioni sistematiche (systematic reviews) sulla capacità degli studi animali di rappresentare potenziali applicazioni cliniche per gli esseri umani; di queste 20 recensioni solo due, in via definitiva, hanno dimostrato una qualche utilità clinica degli studi animali, di cui una risulta discutibile [4]. Infatti, una delle due analisi aveva considerato la capacità degli studi condotti su roditori (topi e ratti) nel predire gli effetti degli agenti farmacologici atti a prevenire le recidive negli esseri umani del cancro al colon. Gli autori dichiararono che i ”modelli animali” risultarono predittivi degli esiti umani. Tuttavia, pochi agenti farmacologici erano stati testati e due dei tre composti testati nei roditori (nei topi in questo caso) hanno fatto rilevare esiti contraddittori negli esseri umani [5-6].

Una nota analisi che ha preso in esame 76 articoli largamente citati nella letteratura scientifica descrittivi di studi condotti su diverse specie animali, e pubblicati su 7 delle maggiori riviste di settore al mondo, ha dimostrato che gli studi animali avevano predetto gli esiti umani di riferimento solo il 37% dei casi studiati [7].

Si considerino i seguenti dati:

– circa 300 approcci farmacologici sperimentali destinati al trattamento dell’Alzheimer hanno dimostrato di essere efficaci e sicuri su ”modelli animali’‘. Tuttavia, ad oggi, non esiste un solo farmaco capace di fermare, rallentare, o prevenire la progressione della malattia negli esseri umani. L’inadeguatezza dei ”modelli animali” utilizzati negli studi sull’Alzheimer viene oggi riconosciuta come il motivo principale per il mancato successo nella traduzione di valide terapie approvate per l’impiego clinico umano.

– La letteratura scientifica mostra che, fino ad oggi, innumerevoli composti sperimentali (più di mille!) sono stati provati con successo su ”modelli animali” di Sclerosi Multipla (SM), eppure nessuno di essi si è infine tradotto come ”cura decisiva” per la malattia umana.

– Le cose non vanno meglio per il trattamento della Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA). Thomsen ed altri riferiscono che dopo mezzo secolo di prove ed oltre 150 differenti agenti terapeutici o strategie testate nei modelli preclinici animali di SLA, solo il Riluzolo è sembrato essere l’unico farmaco sviluppato capace di prolungare la sopravvivenza del paziente, anche se solo di circa 2-3 mesi, ovvero alquanto miseramente. Affermano i ricercatori:

”Gli studi clinici (su esseri umani, ndr) basati sui modelli murini (roditori, ndr) di SLA hanno ampiamente fallito, il che indica la necessità dell’esplorazione di nuovi modelli di SLA.”.

Stessa frustrante situazione per il trattamento della malattia di Parkinson.

– circa 150 farmaci sperimentali per il trattamento della sepsi sono stati testati con positività di risultato su animali, nessuno si è tradotto in una pratica clinica terapeutica efficace per l’essere umano.

– circa 100 vaccini anti HIV hanno funzionato su modelli animali, tutti quanti hanno fallito nell’uomo in centinaia di trials clinici. Inoltre, si consideri che è stata la ricerca clinica sugli esseri umani ad isolare il virus dell’HIV, a descrivere il decorso naturale della malattia ed identificare i fattori di rischio, e non la ”s.a.”. Con la ricerca in silico (sistemi computazionali) e quella in vitro (coltura di cellule e di tessuto), utilizzando globuli bianchi umani, sono state definite sia l’efficacia sia la tossicità di quasi tutti gli attuali farmaci anti-AIDS, inclusi l’AZT, il 3TC ed enzimi inibitori (protease inhibitors), che hanno inciso significativamente in maniera positiva sull’aspettativa di vita del paziente affetto da AIDS.

– di circa 1000 (mille!) interventi neuroprotettivi dimostrati effettivi e sicuri su animali, solo uno, il tPA (attivatore tissutale del plasminogeno, che tra l’altro per via di una serie di ragioni, tra cui il serio rischio di emorragie cerebrali, viene utilizzato solo nel 5-10% dei pazienti affetti da ictus), si è tradotto dagli studi animali alla pratica clinica su esseri umani. Un unico trattamento terapeutico per l’ictus, dopo decenni di costosissime ed estenuanti ricerche, applicabile unicamente a circa il 5-10% dei pazienti colpiti, a monte di centinaia di fallimenti.

– i farmaci anti-tumorali e quelli relativi ai trattamenti dei disturbi del sistema nervoso centrale (SNC) sono quelli più soggetti a fallimento nel processo di sviluppo, questo perchè è ampiamente riconosciuto che i ”modelli animali” non sono predittivi degli esiti umani.

128.000 persone muoiono ogni anno a causa delle gravi reazioni avverse a quegli stessi farmaci dimostrati sicuri ed efficaci su animali nelle fasi precliniche sperimentali e circa 2 milioni vengono ricoverate con effetti reversibili ed irreversibili negli U.S.A. .

– Nell’UE i decessi annui sempre per gravi reazioni avverse ai farmaci sono 197.000 e diversi milioni sono gli ospedalizzati.

– Il 51% dei farmaci commercializzati negli USA (la prima potenza tecnologica al mondo) presenta gravi reazioni avverse che non si erano verificate durante le fasi sperimentali.

– i ”modelli animali” si sono rilevati fuorvianti ed inadeguati anche per quanto concerne l’area di studio sulle lesioni cerebrali traumatiche.

– Circa un decennio fa, i ricercatori hanno riferito l’esistenza di 195 metodi pubblicati che hanno impedito o ritardato lo sviluppo del diabete nei ”modelli murini”. Eppure, nessuna di queste “scoperte” si è mai tradotta nella pratica clinica umana come trattamento terapeutico. Non sorprende che, come per altre aree di studio, i ”modelli animali” di diabete vengano riconosciuti anche in questo caso come fuorvianti.

”Last but not least”, si consideri che viene ammesso inequivocabilmente dalla stessa industria farmacologica, dagli addetti ai lavori della comunità scientifica e dalle più importanti istituzioni in fatto di ricerca biomedica e tossicologica, che gli studi animali hanno verosimilmente eliminato precocemente dal processo di sviluppo farmaci potenzialmente utili per l’utilizzo umano [8].

La verità è che il ”modello animale” è semplicemente assunto come ”Gold Standard” sulla base di un’ipotesi di predittività mai verificata e di una tradizione storica che risale ai tempi in cui ci si muoveva in carrozza ed il mezzo di comunicazione più avanzato era il telegrafo. Una ricerca scientifica più moderna, affidabile ed attendibile potrebbe offrire potenzialità decisamente superiori in termini di risultati utili prodotti. Oggi giorno, questo appare come un obietivo concretamente realizzabile anche in tempi neanche tanto lontani se solo gli stimoli, anche finanziari, fossero maggiori e più decisi.

A cura di Alfredo Lio

Bibliografia:

[1] Menache, A. Are Animal Models Relevant in Modern Psychiatry? Psychiatric Times, february 28, 2012. http://www.psychiatrictimes.com/…/are-animal-models-relevan…

[2] Pound, P. & Bracken, M, B. Is animal research sufficiently evidence based to be a cornerstone of biomedical research? BMJ. 2014 May 30;348:g3387. doi: 10.1136/bmj.g3387. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24879816

[3] Langley, G. Response to “Comment on ‘Lessons from Toxicology: Developing a 21st-Century Paradigm for Medical Research’”. Environ Health Perspect. 2016 May; 124(5): A85. Published online 2016 May 1. doi: 10.1289/ehp.1611305. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27135756

[4] Knight, A. Systematic reviews of animal experiments demonstrate poor contributions toward human healthcare. Rev Recent Clin Trials. 2008 May;3(2):89-96. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18474018

[5] Corpet, D, E. & Pierre, F. How good are rodent models of carcinogenesis in predicting efficacy in humans? A systematic review and meta-analysis of colon chemoprevention in rats, mice and men. Eur. J. Cancer. 2005;41:1911–1922. doi: 10.1016/j.ejca.2005.06.006. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16084718

[6] Knight, A. Bias During the Evaluation of Animal Studies? Animals (Basel). 2012 Mar; 2(1): 85–92. Published online 2012 Feb 23. doi: 10.3390/ani2010085. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4494271/…

[7] Hackam, D, G. & Redelmeier, D, A. Translation of research evidence from animals to humans. JAMA 296 14 1731 1732, doi: 10.1001/jama.296.14.1731. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17032985

[8] Lio, A. 13 esempi sul miserevole fallimento della ”sperimentazione animale”. RS-RI, 16 aprile 2016. http://realscience.altervista.org/13-esempi-sul-miserevole…/

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Autore dell'articolo: GG

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