La medicina ai tempi degli egizi. Ne sapevano così tanto?

Viviamo in un mondo che pensa di essere arrivato all’apice, come se bastasse spostare avanti le lancette per determinare un miglioramento della situazione.
Questo vale anche per la medicina, certo rispetto a 100 o 200 anni fa quanti passi avanti sono stati fatti?
Ma crediamo di essere stati i migliori, di averlo fatto meglio e di aver permesso a centinaia di migliaia di persone di continuare a vivere, o sopravvivere.

Non è stato Ippocrate il primo medico che ha separato la medicina dalla magia (che poi, sempre di arti parliamo) ma in tempi decisamente più remoti altri medici ed altre culture avevano già superato questa dicotomia.

Quando pensiamo agli egiziani, cosa ci viene in mente? Il periodo dei faraoni, delle piramidi, Cleopatra e Marco Antonio. La cultura egiziana ha influito sul mondo, ed ha dato a questo una direzione.
Se pensiamo all’antichità, quante somiglianze ci sono fra le civiltà precolombiane e quella egiziana? Vogliamo poi aggiungere al quadretto anche la cultura cinese o indiana?
A scuola queste parti vengono analizzate molto superficialmente, e non ci si rende conto quanto evoluti fossero gli egiziani.

 

Nell’ Antico Egitto, la prevenzione delle malattie parte dalla pulizia“. Parole di James Allen, egittologo che ha tradotto nel 2005 il Papiro di Edwin Smith.
Ad esempio, era molto importante la pratica dell’allattamento al seno! Sono anche stati ritrovati dei vasi che servivano appositamente per il latte materno.

 

vasi per latte materno

Avete presente le linee nere che mettevano sugli occhi? Erano fatte di galena, un minerale, che non solo aveva un compito estetico ma anche sanitario! Funzionava come repellente per gli insetti e proteggeva gli occhi dal riflesso del sole. Oltre alle misure profilattiche ampiamente adottate sotto il profilo igenico, aveva una grande importanza la pratica della circoncisione, il cui fine ultimo era quello di limitare il contagio dalla gonorrea, malattia venerea diffusissima in tutto l’oriente
Erano consapevoli anche sull’ alimentazione : era vietato consumare carne di maiale e di alcuni pesci, ed era vietato bere bevande alcoliche che non fossero birra. Sapevano quali alimenti utilizzare in trattamenti medici : il miele per le ferite, il succo di melograno come astringente. Usavano l’oppio come sedativo.
Conoscevano la posologia per ogni medicamento, minerale o dal mondo delle piante, e come scritto nel Papiro E.S parte 4 : “Questo rimedio è stato provato con successo più di un milione di volte” a testimoniare della capacità scientifica, seppur diversa dalla nostra, dei medici egiziani. In base al tipo di patologia, si utilizzavano unguenti, aeresol, fumigazioni.

“Unguento speciale del responsabile medico della Corona Rossa, Harkhebi”

Un approccio similare anche nella medicina preventiva : facevano scorrere dell’acqua su delle stele con iscrizioni propiziatorie, e poi la somministravano al bambino come prevenzione per veleno di serpente o scorpione.
Inoltre, esistevano diverse specialità mediche, e questo lo apprendiamo da Diodoro Siculo : c’era l’ostetricia, l’oftalmologo, il dentista, l’ortopedico, l’urologo, ed altri ancora.

Sgabello per il parto

La loro bravura in chirurgia è poi evidenziata dalla pratica della mummificazione. Mi limiterò a riportare le parole di un professore di Anatomia parlando della medicina egiziana ” Pensate che il tavolo dell’anatomopatologo moderno è identico, come strumenti, a quello del medico/sacerdote che si occupava di imbalsamare.”

Nel papiro di Kahun si parla di ostetricia, ad esempio della presentazione podalica del bambino o di trattamenti anticoncezionali.

“ ….il principio del segreto del medico è la conoscenza dei movimenti del cuore e la conoscenza del cuore….”

Frase tratta dal papiro di Ebers, in cui sono raccolte le orazioni da recitare prima di applicare un rimedio; per ogni organo o membro del corpo è riportata un’orazione diversa, altre orazioni venivano recitate quando si rimuoveva una fasciatura oppure si somministrava una medicina per bocca.
Perchè sono tanto importanti le orazioni? Perchè spesso sono basate più sulla vibrazione che sulla parola!

 

Il papiro di Edwin Smith è la copia di un antico manoscritto che conteneva, in aggiunta al testo originale datato al 3000-2500 a.C., una serie di 69 note a commento, probabilmente aggiunte qualche secolo dopo la scrittura dell’originale.
Il primo documento sulla chirurgia di cui abbiamo notizia, fin ora. 5000 anni fa!

 

Nel papiro sono contenuti 48 casi medici, tra i quali traumi cranici, ferite all’addome ed alla spina dorsale. Sono prevalentemente casi tipici e non riferiti a persone specifiche, ed ogni caso è composto da un titolo, un’esame medico, una diagnosi ed un trattamento, con una distinzione ben netta tra i trattamenti medico-chirurgici e quelli magici.

Sul totale dei 48 casi, 27 sono riferiti a traumi alla testa, 6 a traumi alla spina dorsale. Sui 27 riferiti alla testa, 3 riguardano ferite, 4 ferite profonde con esposizione dell’osso, e 11 fratture craniche.

A differenza degli altri papiri ritrovati, questo è il primo in cui marcatamente si separa la scienza medica dalla magia.

 

Amuleto per il cuore

Il titolo di ogni caso esplicita la natura del trauma, come “Pratiche per una ferita profonda nella testa, che è penetrata fino all’osso ed ha spaccato il cranio“. Per ogni caso si descrive minutamente il tipo della lesione, l’esame del paziente, la diagnosi, la prognosi, e il trattamento.  Tutto avviene utilizzando un metodo sorprendentemente moderno ed incredibilmente oggettivo. Le informazioni inerenti all’analisi delle ferite derivano dalle domande che il chirurgo pone direttamente al paziente o dall’osservazione di precisi movimenti e posture ed anche da indizi visivi ed olfattivi, dalla palpazione e dalla presa del polso. È strabiliante notare come, già 1000 anni prima dei medici greci, gli Egizi abbiano prestato attenzione anche ai battiti cardiaci, alle pulsazioni del cuore, oltre che alla palpazione manuale del corpo del paziente in alcuni punti ritenuti di fondamentale importanza. Sulla base dell’analisi delle condizioni del paziente, il chirurgo pronuncia poi la sua diagnosi, che include sempre uno dei tre verdetti: male che può essere discusso e curato (favorevole), male che può essere discusso e che si può tentare di curare (incerto), male che non può essere trattato perché assolutamente privo di speranza (sfavorevole).

Ancora, altrettanto sorprendente è che qui per la prima volta nella storia si parla espressamente di cervello. All’interno del papiro il chirurgo lo descrive esternamente, paragonando le circonvoluzioni cerebrali alle corrugazioni derivanti da una scoria metallica. Inoltre contiene la prima descrizione conosciuta delle strutture craniche, con le meningi, la superficie esterna del cervello, il fluido cerebrospinale, e le pulsazioni intracraniche, ed è il primo trattato in cui si specifica che le ferite al cervello hanno delle ripercussioni su altre parti del corpo,specialmente sugli arti inferiori, cioè viene considerato il centro di controllo dei movimenti del corpo. Strabiliante è inoltre osservare il ruolo centrale nel controllo nervoso attribuito alla colonna vertebrale, la cui lesione era stata registrata dal papiro come capace di compromettere le funzioni motorie!

Cioè possiamo parlare del chirurgo egiziano come un vero scienziato, attento alla terminologia ed alla casistica, ma soprattutto con una chiara mentalità scientifica. Ma chi erano i medici? L’esercizio della medicina era affidato a tre categorie di guaritori: medici, chirurghi e stregoni. I medici curavano il malato con la somministrazione di rimedi, i chirurghi si occupavano della cura di ferite e fratture, mentre gli stregoni,riconoscendo i demoni, come causa delle malattie,curavano i malati con incantesimi, esorcismi, formule magiche e talismani. La medicina era un corpo unico con il culto e le leggi sacerdotali, e la sua centralità era proprio all’interno dei templi; templi sacri a Iside erano sparsi su tutto il territorio dell’Egitto in particolare a Menfi a Panopoli e a Heliopolis, praticata da medici sacerdoti.  Si ricevevano gli ammalati all’interno dei templi, e le memorie delle osservazioni delle malattie, terapie impiegate e testimonianze di avvenuta guarigione era tutto scritto sulle colonne dei templi stessi. Tutti i medici sapevano leggere e scrivere, erano scriba, ma non tutti gli scriba erano medici. All’interno del templio c’era una struttura nota come ” la casa della vita ” in cui venivano scritti e copiati i papiri, e che probabilmente era la zona riservata all’insegnamento della medicina. ” Casa della vita” era poi il termine che accompagnava il medico per tutta la vita, che indicava la sua capacità che aveva sviluppato nel tempo.

Ma erano solo uomini? Secondo Barbara Watterson, egittologa, praticamente sì. Il padre della medicina egiziana è Imhotep, considerato talmente bravo da essere poi diventato una divinità, noto ai greci come Asclepio.

 

Imhotep

Andando però ad analizzare la società egiziana, si nota come la presenza femminile fosse molto forte. A partire dai simboli, il tjet, associato ad Iside, passando per le divinità. E per la medicina non è diverso : anche Omero nell’ Odissea parla degli egiziani, “popolo esperto nell’arte medica” ed in più racconta di un farmaco che la moglie di Thon prescrive ad Elena, un farmaco per “allontanare ogni sorta di preoccupazione e di malattia dell’umore“.
Andando ancora più indietro, abbiamo notizia della prima donna ad essere riconosciuta nella storia come medico : Meritptah, nel 2700 a.C circa. Sulla sua lapide l’inserzione ” Responsabile capo dei medici “, una posizione di rilievo e di supervisione sugli uomini, ed abbiamo altra testimonianza su Pesehet, 200 anni dopo. Entrambe erano responsabili personali del faraone, e su Pesehet si sa che gestiva anche l’allenamento delle levatrici, questo ritrovato a Giza sulla sua stele. Dopo di loro, fino al 300 a.C non si avranno più citazioni di donne medico, ma il loro ruolo, certificato dalla presenza continua delle levatrici, era sicuramente importante. Andando nel nuovo Regno, si sa che la regina Hatshepsut ha fondato scuole di medicina, siamo nel 1500 a.C circa, ed incoraggiato le donne a diventare medico. Un ruolo di spicco, testimoniato dalla loro presenza anche nelle tombe reali, era quello delle infermiere.

Una civiltà scomparsa, che ha dato molto al mondo, ed ancora abbiamo altrettanto da scoprire sul mondo egiziano, e su come intendevano la medicina!
Un applauso comunque, mi sento di farglielo. Per essere scomparsi da migliaia di anni, ne sapevano di cose no?

 

 

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Autore dell'articolo: GG

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