L’omeopatia è acqua fresca? Easy, no

Quando si parla di omeopatia, non è facile non ricordare i grandi classici

 

” Come il placebo!”
” Non ha basi scientifiche!”
” Una pseudoscienza”
” Acqua e zucchero”
” Non c’è principio attivo!”
” Zuccherini che costano centinaia di euro!!”

Quante volte li avete ascoltati? Magari li avete letti con la voce di  qualche conoscente che ve le ha sussurrate nel corso degli anni vero?
Classici e pop allo stesso tempo, un sempreverde della medicina

.
Ma da dove arrivano?
Andiamo ad analizzare i due studi più famosi che hanno portato nel linguaggio comune queste espressioni

 

Titolo drammatico, questo editoriale del 2005.
Ci viene raccontato uno studio diventato virale in tutto il mondo, proprio grazie a questo articolo del Lancet
Il lavoro di Shang, basato su 110 trial di comparazione tra medicina omeopatica e convenzionale, dimostrava come l’omeopatia non fosse migliore del placebo. Qualcosa da buttare, di inutile.

Ancora oggi, viene considerato il caposaldo degli studi che screditano l’omeopatia. Qui alcune parole di Silvio Garattini, risalenti ad una intervista del 2015 Ritengo che la parola conclusiva sia stata quella della rivista The Lancet, già nel 2005, con un editoriale celebre: The End of Homeopathy.”
E se lo dice lui, cosa potrebbe mai pensare il resto del mondo medico ?

La fine dell’omoepatia

Fa tanto apocalisse vero?

“Sono stati analizzati 110 studi di omeopatia e 110 studi di medicina convenzionale . La dimensione mediana dello studio era di 65 partecipanti (da 10 a 1573). 21 studi di omeopatia e 9 studi di medicina convenzionale sono stati considerati di qualità superiore. ”

Qui arriva il primo tranello.
Vengono considerati validi per la conclusione 8 studi di omeopatia e 6 di medicina convenzionale, sulla base che gli studi più piccoli non avrebbero garantito equità. Una base non giustificata!

  • Se avessero preso in considerazione la totalità degli studi di qualità superiore, il risultato sarebbe stato diverso.
  • I medicinali omeopatici sono stati somministrati in maniera non individualizzata, tradendo uno dei principi clinici su cui si basa l’omeopatia!
  • Se solo avessero cambiato uno degli 8 studi presi alla fine in considerazione, il risultato sarebbe stato diverso. Quindi, lo studio manca di sensibilità statistica.
  • Nella prima pubblicazione sul Lancet, non sono stati specificati quali studi sono stati presi in considerazione per la conclusione dell’articolo. Vi sembra un modo tipico di condurre uno studio e relativa pubblicazione?

Ultimo ma non meno importante, parliamo di uno studio ormai superato.

Una review sistematica del 2014 ha dimostrato come il medicinale omeopatico, individualizzato, è fino a 2 volte più efficace del placebo.
Quindi, non lo è.

Per altre informazioni sullo studio di Shang, qui un articolo del Dr. Paolo Bellavite

Leggi anche :

Omeopatia, solo effetto placebo?

 

Passiamo al secondo cavallo di battaglia, e relativamente più recente. Un report pubblicato dall’ Australian National Health and Medical Research Council nel marzo del 2015.

Con questo report, apriti cielo! ” Non ci sono condizioni di salute per le quali l’omeopatia sia efficace” così concludevano.
Anche qui, scalpore mondiale col Guardian a tuonare ” L’omeopatia non ha alcun senso, dicono gli studi”

Non so davvero da dove iniziare, è una faccenda grottesca

Diciamo che prima di arrivare alla pubblicazione del report, ne era stato fatto un altro. Lo sapevate? Prima del report del 2015, ne è stato realizzato uno nel 2012.
Ed i risultati non erano proprio quelli che si aspettavano!
Dove sta l’inganno?
Non è mai stato rivelato dall’ ANHMRC, ma è successo grazie ad una richiesta al FOIA. Qualcosa che ricorda lo studio 729 sulla paroxetina. Non ci piace uno studio? Non ve lo mostriamo : non è insolito, parliamo di una prassi nel mondo delle aziende farmaceutiche!

Si chiamava A Systematic Review of the Evidence on the Effectiveness of Homeopathy’, e non è mai stato rivelato perchè, secondo l’associazione, lo studio non era di buon livello.

Purtroppo (per loro), grazie al FOIA, è uscita questa mail di uno dei revisori del primo report, che era soddisfatto della maniera in cui era stato portato avanti.

Chair della commissione macchiato da conflitto d’interessi

Rimaniamo in tema di persone nella commissione del report : a capo del secondo troviamo Peter Brooks

Questa associazione è dichiaratamente anti omeopatia, e ci troviamo in una bella situazione da conflitto di interesse. E, secondo le stesse linee guida della NHMRC, non sarebbe stata possibile una cosa del genere! Inizialmente, Brooks non scrive di far parte de “Friends of Science in Medicine”.  In un secondo momento, aggiorna il suo documento, e l’associazione australiana non prende nessun provvedimento. Qui trovate altre informazioni su questo specifico argomento

Il taglio ingiustificato

In questo report, viene fatta una cosa che non era mai stata fatta in precedenza. Una volta che sono stati presi in considerazione 176 studi, 171 vengono rigettati. Su 61 condizioni analizzate trattate con l’omeopatia, 36 vengono considerate nulle in partenza e già prive di efficacia, perchè non c’erano studi a disposizione!
Perchè hanno tagliato quasi tutto?
Il numero dei partecipanti era inferiore a 150.
E questo lo scrivono solo due volte, nell’ Appendix C a p.35 e in un’altra Appendice a pagina 275. Non spieghiamo perchè, ma per giustezza lo diciamo 2 volte quasi in maniera trascurabile. Potreste pensare : beh, gli studi più piccoli sono meno indicativi!
Peccato che la NHMRC avesse già finanziato diversi studi con meno di 150 partecipanti.

Un taglio arbitrario su un argomento che non doveva e non avrebbe dovuto lasciare spazio a dubbi.

Giusto per portare un’altra testimonianza : nel 1994, su Pediatrics (mica fagiolini) viene pubblicato uno studio della Dr.essa Jacobs sul trattamento per la diarrea utilizzando rimedi omeopatici.
Questo studio aveva 81 partecipanti : per ribadire come quello sia un parametro assurdo, e per fare vedere che ci sono studi su riviste importanti che validano l’omeopatia!

 

Analisi completa e dettagliata su questo grottesco report a cura di Rachel Roberts dell’ Homoeopathy Research Institute

 

Insomma, “la fine dell’omeopatia” ed il suo diretto discendente sono uno peggio dell’altro. Screditare una forma di medicina praticata da più di 200 anni, che colleziona successi clinici ed esperienze positive in giro per il mondo.
Sono milioni gli italiani che ne fanno uso, in alcuni stati viene equiparata tranquillamente alla medicina convenzionale.
Pensate che a Cuba durante una epidemia di leptospirosi, per la mancanza del vaccino, è stata fatta omeoprofilassi.

“The homeoprophylactic approach was associated with a large reduction of disease incidence and control of the epidemic. The results suggest the use of HP as a feasible tool for epidemic control, further research is warranted.”

Non per screditare la medicina convenzionale o elevare l’omeopatia, ma le critiche vanno bene quando sono costruttive. Quando invece si vuole a forza screditare un altro modo di intendere la medicina, tra l’altro facendolo davvero con i piedi, è chiaro che finisci dalla parte del torto.
Ma pare che il senso della misura sia andato via da tempo!
E poi si pretende che ci si fidi continuamente di queste aziende e di questi studi?
Anche queste, come sempre, saranno parole al vento

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Autore dell'articolo: GG

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