Analisi logica sull’immunità di gregge. A cura di Stefano Re

Il Gregge degli immuni
Esistono due modi di approcciare un tema scientifico: ripetendo ciò che afferma qualche “autorità divulgativa” oppure andando a spulciare documenti fino a trovare delle fonti originarie e basarsi su di esse. Ovviamente, il primo metodo è molto più comodo, si basa sulla fiducia e dovrebbe bastare in un mondo ideale, un mondo in cui le autorità competenti siano *davvero* competenti e non ti mentano spudoratamente per un qualche loro interesse. Nel mondo in cui viviamo, purtroppo, fidarsi non è una opzione valida.
Nell’ambito delle discussioni sulle politiche vaccinali uno dei tanti argomenti che si sentono citare spesso è quello della cosiddetta “immunità di gregge” (in inglese, herd immunity). Viene citata come una specie di formula magica per giustificare la necessità di raggiungere una certa “soglia di sicurezza vaccinale” che garantirebbe appunto immunità ai soggetti non vaccinati o non vaccinabili all’interno di una data popolazione.
Il più delle volte chi la cita ha al massimo una vaga idea di cosa stia parlando, ma persino chi almeno ne conosce il contenuto teorico non è mai in grado di presentare alcuno studio che ne abbia verificato la *validità*. Quando lo richiedi, ti vengono passati documenti, articoli e persino tutorial video che spiegano nei dettagli *come calcolare* questa fantomatica “soglia di immunità”, ma nessuno che la *dimostri*.

Il motivo è semplice: non esistono studi scientifici che ne abbiano verificato la validità. Sanno solo calcolarla, anzi, calcolarle, visto che ci sono almeno tre diverse formulazioni matematiche con cui si cerca di calcolare questa teorica soglia di immunità.

Ma calcolare un numero non significa che quel numero abbia un qualsivoglia significato all’atto pratico: io posso offrirvi la formula perfetta per calcolare “la soglia di panza piena”, mettendo in relazione numerica il vostro peso corporeo, la quantità di calorie di un dato cibo, la media sensazione di pienezza a fine pasto su basi statistiche e la temperatura media dell’ambiente in cui mangiate, e ciascuno di voi potrebbe fare questi calcoli e avere dei fantastici numeri come risultato, ma se poi quei numeri non corrispondono mai a quanto siete sazi, la mia “teoria della pancia piena” rimane una teoria mai dimostrata. Così avviene per le soglie di immunità di gregge: ne calcolano tante, non ne funziona neppure una.
Vediamo allora una serie di motivi specifici per cui la teoria dell’immunità di gregge non funziona:
a) 95% un corno
Tramite vari calcoli si fissano soglie che dovrebbero fornirla. Diciamo che la soglia calcolata sia il 95%. I bambini in Italia sono circa il 14% della popolazione. L’86% è dunque composto da adulti e anziani. Anche vaccinando come si vorrebbe il 95% dei bambini, avremmo un totale di copertura vaccinale del 13,3% dell’intera popolazione. Non solo la legge non prevede (grazie al cielo) l’obbligo di vaccinazione o rinnovo vaccinale anche per gli adulti, ma il Servizio Sanitario non potrebbe comunque mai permetterselo economicamente. È impossibile che al Ministero non se ne rendano conto, per cui occorre concludere che questa sbandierata intenzione di raggiungere con urgenza il 95% di copertura sia dunque un puro esempio di propaganda.
b) Assenza di verifiche empiriche
Il calcolo teorico della cosiddetta “immunità di gregge” varia al variare della specifica malattia, del ceppo della malattia, delle mutazioni in corso epidemico di tale ceppo, della popolazione di riferimento, dell’età, delle condizioni igienico sanitarie, della cultura, di temperature e umidità, di altri elementi climatici, delle condizioni ambientali generali e del mutare delle stagioni. Dal 1920 ad oggi, ogni volta, in ogni luogo e contesto in cui si è cercato di verificare scientificamente questa teoria, il risultato è stato incerto quando non del tutto indecifrabile.
c) Decadenza della protezione vaccinale
Gli individui vaccinati perdono nel tempo la protezione vaccinale acquisita, in modo variabile e personale. Alcuni individui poi hanno risposte immunitarie al vaccino decisamente basse o nulle (low responders e non responders) che li rendono nuovamente vulnerabili a contagio e potenzialmente contagiosi entro pochi giorni, mesi o anni. In tali soggetti anche ulteriori vaccinazioni non solo non rimediano al problema ma possono, come già accertato per ogni altro soggetto sottoposto a vaccinazione, innescare patologie autoimmuni.
d) Spostamenti
In un mondo aperto gli individui si spostano. Migliaia di individui non immunizzati giungono o transitano per l’Italia ogtni giorno; migliaia di Italiani in viaggio entrano in contatto con ambienti e persone non immunizzate in giro per il pianeta. Questo scompensa completamente ogni tentativo di un calcolo accurato per fissare e mantenere una teorica soglia di immunizzazione collettiva.
e) Molti dei vaccini in uso non impediscono affatto il contagio.
Il vaccino contro la polio non impedisce la trasmissione del virus. La vaccinazione per il tetano non ha alcun ruolo nella teoria dell’immunità di gregge. Il vaccino della difterite non previene la trasmissione del batterio. Il vaccino per la pertosse non è in grado di prevenire la trasmissione della malattia (il CDC nel 2013 ha rilevato che le persone vaccinate hanno addirittura più probabilità essere infetti e contagiosi delle persone non vaccinate, fate voi). Il vaccino Hib copre solo il tipo b di H. influenzae (Conseguenza del vaccino, mutamento del ceppo e la popolazione generale risulta più vulnerabile alla malattia di quanto non fosse prima della campagna di vaccinazione Hib). L’epatite B si trasmette per scambi ematici o sessuali, dunque la vaccinazione di neonati non incide in alcun modo nella teorica soglia di contagio. Il vaccino per il morbillo ha evidenziato nel modo più ampio e documentato il fallimento della teoria di immunità di gregge: quando i tassi di immunizzazione dei morbillo aumentano ad alti livelli in una popolazione, il morbillo diventa una malattia di persone immunizzate. Si rilevano epidemie di morbillo in comunità con copertura vaccinale del 95%, del 97% e persino del 99%.
In conclusione, l’immunità di gregge è una teoria mai verificata, non un fatto. Se è ignorante parlarne e ritenerla una “verità scientifica” da parte delle persone comuni, è irresponsabile parlarne pubblicamente in tali termini da parte di esponenti politici e del mondo scientifico.
La diffusione di simili menzogne di propaganda mina alla radice la fiducia tra società civile e istituzioni; tra società civile e ambiente medico sanitario. Produce una diffidenza, uno scetticismo e a volte persino un rifiuto pregiudiziale che può cortocircuitare ogni possibile forma di comunicazione e condurre allo scontro.
Chi attua simili strategie di comunicazione pubblica dovrebbe farne debito conto.

Commenta

Sharing is caring!

Autore dell'articolo: GG

Foto del profilo di GG

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *