Dr. Bellavite : “L’obbligo delle vaccinazioni è incostituzionale. Incertezze sul vaccino per la pertosse”

Perché l’obbligo del vaccino è incostituzionale
Cominciamo dalla pertosse

Premessa: affinché un trattamento sanitario sia compatibile con l’art. 32 della Costituzione NON BASTA che sia UTILE PER IL VACCINATO, ma deve essere anche certo che sia NECESSARIO A PROTEGGERE LA COLLETTIVITÀ da un pericolo epidemico. Qui spieghiamo perché l’obbligo introdotto dal decreto Lorenzin e dalla legge 119/17 è incostituzionale.

La pertosse è una malattia infettiva batterica altamente contagiosa, causata dal batterio gram-negativo e cocco-bacillo Bordetella pertussis. I sintomi iniziano con naso che cola, febbre e tosse lieve a cui seguono attacchi più forti che possono durare settimane. I bambini con un’età inferiore all’anno possono presentarsi con poca o nessuna tosse e invece avere serie difficoltà respiratorie. La malattia può verificarsi anche in coloro che sono stati vaccinati, ma in questo caso i sintomi sono in genere più lievi. Le persone risultano infettive dall’inizio dei sintomi fino a circa tre settimane dalla fine delle crisi di tosse. I casi trattati con antibiotici non risultano più infettivi dopo cinque giorni. Particolarmente grave è la malattia nei primissimi mesi di vita, persino prima ancora che il bambino possa essere vaccinato.

La vaccinazione antipertosse (offerta assieme a difterite e tetano – DTP) è molto diffusa ed ha contribuito alla riduzione dei casi, ma la malattia non è stata eradicata, anzi è in aumento in tutto il mondo (Warfel and Edwards, 2015). È stata documentata una ripresa di casi di pertosse in popolazioni altamente vaccinate dei Paesi occidentali dal 1990 (Syed and Bana, 2014). Tutto ciò è dovuto anche al fatto che l’effettività dell’attuale vaccino (acellulare) contro la pertosse è scarsa, comunque minore delle attese, probabilmente perché l’immunità svanisce rapidamente, riducendosi molto già in 2-3 anni (Burdin et al., 2017;Fedele et al., 2015). Molti casi di pertosse si segnalano anche in soggetti vaccinati (Plotkin, 2014) e in adulti (Kilgore et al., 2016) in cui i sintomi sono sfumati e la malattia difficile da diagnosticare e quindi più facile da trasmettere. L’effettività del vaccino contro la pertosse funziona al 68% dopo un anno e al 9% dopo 4 anni (Klein et al., 2016). Persino dopo 5 dosi, il vaccino perde 27% di efficacia all’anno (Klein et al., 2017).
Le incertezze sull’efficacia delle strategie vaccinali dipendono in gran parte dal fatto che non sono ancora del tutto chiari i meccanismi della patogenesi di questo batterio (Melvin et al., 2014) e non noti i correlati tra titolo anticorpale e protezione conferita dal vaccino, anche perché pare che la resistenza alla pertosse sia legata alle cellule T più che agli anticorpi (Scheller and Cotter, 2015).

Sul vaccino per la pertosse e l’effetto gregge

Le caratteristiche del vaccino acellulare rendono implausibile la protezione data dal “gregge”, per motivi analoghi a quelli illustrati per la difterite. Le componenti antigeniche utilizzate sono prevalentemente quelle dei “prodotti” del batterio come le tossine.
Non vi sono chiare prove che la vaccinazione antipertosse induca un “effetto gregge” e migliori l’epidemiologia della malattia, anzi vi sono possibilità che induca un’immunità più debole e meno durevole della malattia naturale (Edwards and Berbers, 2014;Warfel and Edwards, 2015). Il tasso grezzo di riproduzione di B. pertussis è stato stimato in circa 15, per i Paesi sviluppati. Questo è simile al morbillo e implicherebbe una soglia di immunità di gregge del 93%. Tuttavia, tale soglia è impossibile da raggiungere mediante la vaccinazione, a causa della scarsa efficacia della vaccinazione attualmente usata (molto meno efficiente di quella del morbillo) e della minore durata dell’immunità stessa.
Di conseguenza, il raggiungimento dell’effetto gregge – che proteggerebbe anche i non vaccinati – mediante la vaccinazione è impossibile, almeno mediante la vaccinazione dei soli bambini. A causa della scarsa durata dell’immunità indotta dal vaccino (Burdin et al., 2017), gran parte della popolazione adulta non è certo protetta da esso. Pertanto, finché non vi sarà una campagna capace di convincere anche gli adulti a vaccinarsi o rivaccinarsi, o fintanto che non ci sarà un vaccino più efficace, una strategia di contenimento della malattia basata sull’obiettivo di raggiungere una copertura sufficiente a far scattare l’effetto gregge –mediante obbligo di vaccinazione in età scolare – è scientificamente insostenibile.
Il vaccino acellulare conferisce protezione verso le componenti di virulenza del batterio, quelle responsabili della gravità della malattia, ma non arriva ad attaccare e distruggere il batterio che si trova nelle vie respiratorie. Ciò è dovuto anche al fatto che il vaccino viene somministrato per via iniettiva e quindi non sviluppa una protezione IgA delle mucose come fa la malattia naturale (Hellwig et al., 2001). Studi su primati hanno dimostrato che i vaccini acellulari (quelli attualmente in uso) non prevengono la colonizzazione delle vie aeree né la trasmissione della malattia (Warfel and Edwards, 2015). Una prova si ha dalla situazione 2010-2012 negli USA, dove nel solo 2012 sono stati notificati oltre 48.000 casi di pertosse. L’analisi di quasi 10.000 casi confermati in laboratorio in soggetti ≥3 mesi (Bolotin et al., 2015) ha mostrato che per il 77,6% erano completamente vaccinati (la copertura con ≥4 dosi di DTaP negli USA è circa dell’85% tra i 19 e i 35 mesi). Il beneficio del vaccino si manifesta con una relativa minor gravità della malattia, dato che i bambini dai 7 mesi ai 6 anni hanno mostrato una riduzione del 60% di malattia grave, e dai 19 mesi ai 64 anni una riduzione del 30% di vomito dopo accessi di tosse.
Per la scarsa durata dell’immunità vaccinale, gran parte della popolazione adulta non è certo protetta dal vaccino, e anche chi lo fosse a livello individuale, perché rivaccinato, potrebbe essere colonizzato da B. Pertussis e trasmettere la malattia. Dunque i vaccinati possono essere asintomatici e al tempo stesso portatori. Ciò potrebbe addirittura facilitare i contagi (Kilgore et al., 2016): un effetto “gregge” al contrario!

L’impossibilità di conseguire l’effetto gregge con il vaccino antipertosse, per quanto si vaccini in modo estensivo, è stata ben illustrata in un intervento divulgativo da un docente universitario di Microbiologia già Direttore del Dipartimento Malattie Infettive dell’ISS (Bolotin et al., 2015): “Con la pertosse non si può avere l’immunità di gregge, quale che sia la copertura vaccinale, sia per la minore efficacia degli attuali vaccini acellulari (fra il 70% e l’80%), sia per la perdita in pochi anni di parte delle funzioni immunologiche protettive; ma, ancor più importante, i vaccini anti-pertosse acellulari non sono in grado di bloccare efficacemente la trasmissione del batterio”.

Un altro problema della vaccinazione di massa è l’emergere di ceppi resistenti (Guiso and Hegerle, 2014) e la crescita delle infezioni da parapertosse (Guiso and Hegerle, 2014) che per paradosso potrebbe essere favorita dalla vaccinazione antipertosse, che in studi su animali interferisce con l’immunità naturale contro la parapertosse, a sua volta poco sensibile al vaccino. In un’epidemia di pertosse nel 2012 nel Regno Unito, con quasi 10.000 casi confermati in laboratorio e 14 morti infantili, un’analisi genomica ha dimostrato che l’epidemia era policlonale, cioè implicava diversi ceppi, non tutti sensibili al vaccino (Sealey et al., 2015). Oltre ad adattamenti della B. Pertussis alla pressione selettiva della vaccinazione di massa, si è osservato anche un aumento di diffusione di alcuni nuovi ceppi, ad es. senza pertactina e fimbrie (fattori di virulenza), che hanno possibilità di diffondersi con casi da bambini a gruppi di età più avanzata (Guiso and Hegerle, 2014;Hegerle et al., 2012).

Il paradosso del vaccino

Infine, c’è da sottolineare che la pertosse è una malattia particolarmente grave nei primi mesi di vita e può insorgere prima che il neonato sia vaccinato (2017). Si pone in questo caso il problema dell’inconsapevole trasmissione del germe da parte di adolescenti e adulti anche se vaccinati, nei confronti di piccoli ancora non vaccinati e a rischio assai maggiore di complicanze da pertosse. Più che temere il contagio da un bimbo non vaccinato frequentante il nido, il bambino non ancora vaccinato ha verosimilmente più da temere dai suoi genitori o parenti che, oltre a portarlo/prelevarlo dalla comunità infantile, trascorrono con lui gran parte della giornata. Oltre ai rischi che gli derivano dai contatti/dalle effusioni di altri adulti, possibili inconsapevoli veicoli di contagio. Per ovviare almeno in parte a questo serio problema, la migliore soluzione sarebbe vaccinare i famigliari e la madre, nel caso essa non abbia mai avuto la pertosse o abbia perduto l’immunità da vaccino. Tale strategia, perseguita in Inghilterra e raccomandata da recenti linee-guida(2017), potrebbe servire a “coprire” le fasi più vulnerabili della vita del bambino.(Amirthalingam et al., 2016;Dabrera et al., 2015). Certo, tale strategia “mirata” (vaccinazione alle madri e eventualmente fratellini del nascituro) può essere raccomandabile, ma ovviamente non oggetto di obbligo indiscriminato.

Sintesi

Quanto detto non significa che la vaccinazione antipertosse non sia utile a chi la riceve (anche se le nuove conoscenze dovrebbero indurre a ripensare le strategie vaccinali). A causa delle sue caratteristiche del vaccino acellulare e della particolare epidemiologia della pertosse, la vaccinazione antipertosse, e il momento e le combinazioni in cui praticarla, è raccomandabile per la protezione individuale (soprattutto del neonato e della gestante) e quindi dovrebbe far parte dell’offerta attiva da parte del SSN, affidando la scelta alla valutazione del medico e dei pazienti (o genitori).

Conclusione

L’inclusione del vaccino antipertosse acellulare tra gli obbligatori nell’infanzia viola il primo requisito necessario per essere compatibile con l’art. 32 della Costituzione: preservare lo stato di salute della collettività. Infatti:
Il vaccino diminuisce la gravità della malattia ma non arresta la diffusione del microbo.
Il vaccino a qualsiasi copertura non raggiunge la soglia dell’effetto gregge
La malattia può essere trasmessa nella collettività anche dai soggetti vaccinati (in certi casi, per paradosso, i vaccinati hanno il potenziale di trasmetterla persino più facilmente).
La vaccinazione generalizzata ha indotto delle modifiche all’epidemiologia della malattia, con comparsa di mutanti insensibili al vaccino, fatto che potrebbe a lungo andare ripercuotersi in un danno alla collettività.
Esistono mezzi alternativi o aggiuntivi al vaccino (es. trattamenti antibiotici, isolamento dei casi) che possono fortemente diminuire il rischio di epidemia.

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Autore dell'articolo: GG

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