Commissione parlamentare sui vaccini per i militari : “ Impossibile escludere il nesso causale fra le malattie autoimmuni e vaccinazioni”

ABSTRACT DEL CONTENUTO DELLA RELAZIONE DELLA COMMISSIONE PARLAMENTARE, RELATIVAMENTE ALLA PROFILASSI VACCINALE PER I MILITARI.

” Nell’adempimento dell’obiettivo di cui all’articolo 1, comma 1, lettera d) della propria delibera istitutiva 30 giugno 2015 della Camera dei Deputati23 – analisi dei “componenti dei vaccini somministrati al militare, indipendentemente dal successivo impiego del personale” -, la Commissione ha preliminarmente preso atto dell’assenza di qualunque studio scientifico in letteratura volto a valutare la tollerabilità della quantità complessiva dei componenti dei vaccini con riferimento ad adiuvanti, conservanti, antigeni e allergeni, eccipienti e contaminanti, anche in relazione alle conseguenze in termini di ipersensibilità e di reazioni avverse già dichiarate dalle industrie produttrici per singolo vaccino. Pertanto con nota n°327 del 19/10/2016, ha fatto richiesta ad AIFA della documentazione tecnica dei singoli vaccini somministrati ai militari.

Con nota di risposta STDG/P/122005 datata 14/11/2017, AIFA ha trasmesso i dossier relativi ai vaccini somministrati in Italia, previsti dalla profilassi vaccinale di cui al D.M. 31 marzo 2003 del Ministero della Difesa, e cioè vaccini che vengono somministrati a soggetti ADULTI, selezionati a mezzo di visita che accerta idoneità e buono stato di salute.

La documentazione si divide in: dati relativi alla quantità dei componenti, valutazioni di ipersensibilità ai componenti ed elenco delle reazioni avverse.

Dall’esame è emerso che:

● la quantità cumulativa dei vari componenti dei vaccini eccede il limite permesso per l’autorizzazione all’immissione in commercio del singolo vaccino;

● le ipersensibilità indicate nei dossier di registrazione e allegati tecnici ai vaccini anche solo singolarmente considerati confermano la necessità delle analisi pre-vaccinali;

● le reazioni avverse indicate nei dossier di registrazione e allegati tecnici ai vaccini anche solo singolarmente considerati confermano la necessità di una valutazione dei rischi personalizzata sulla profilassi vaccinale e la necessità di un monitoraggio periodico a lungo termine su ogni singolo vaccinato.

Fermo restando quanto sopra, la Commissione conferma ancora una volta le conclusioni già evidenziate dal Progetto SIGNUM, nonché dal lavoro del Prof. Nobile sulla Brigata Folgore – ovvero la necessità di non somministrare contemporaneamente più di 5 vaccini monovalenti monodose sui militari.

Anche sulla base dei dati ricevuti da AIFA sopraddetti, e a maggior ragione, contesta le affermazioni del Ministro della Salute contenute nella comunicazione al Presidente della Commissione, nota prot. 6628-P-15/12/17, che si esprimono in senso critico sulla validità delle risultanze di SIGNUM. Dette affermazioni, infatti, sono basate su valutazioni generali e su dati statistici che non tengono in considerazione la somministrazione cumulativa dei componenti dei vaccini e lo stato immunitario del vaccinando. Inoltre, non tengono conto dei progressi dell’inchiesta effettuata da codesta Commissione in ambito militare e non considerano come letteratura di riferimento il lavoro scientifico documentale elaborato nell’ambito dei lavori della Commissione parlamentare.

La Commissione ha iniziato le sue attività di indagine sulle reazioni avverse alle vaccinazioni a seguito del riscontro di un cospicuo numero di casi con sopravvenute patologie autoimmuni o neoplastiche, in una parte di popolazione militare non sottoposta a fattori di rischio diversi da quelli vaccinali.

Nel caso specifico è stato studiato nel dettaglio il caso del Caporalmaggiore Francesco Rinaldelli deceduto per linfoma di Hodgkin, mentre nell’ultimo periodo prima della chiusura del lavoro della Commissione sono stati analizzati altri casi quali Francesco Finessi, Giuseppe Tripoli, Davide Gomiero e Umberto Gambino. Per l’analisi di alcuni di questi si rinvia alla relazione intermedia della Commissione pubblicata nel luglio 2017. Va sottolineato inoltre che è arrivato all’attenzione della Commissione il caso di Daniela Sinibaldi e della compagnia femminile di Ascoli Piceno, affette da patologie autoimmuni gravemente invalidanti, che aprono un capitolo a se stante.

Alla luce di quanto emerso agli atti, la Commissione riscontra la necessità di utilizzare vaccini maggiormente purificati, in modo che il limite dei componenti in quantità cumulativa rientri entro il limite permesso per il singolo componente di ciascun vaccino, nei termini in cui gli studi prodromici alle singole AIC li abbiano riconosciuti come non pericolosi per la salute.

In secondo luogo, La Commissione insiste sulla necessità di abbattere il rischio dovuto alla procedura di somministrazione, prevedendo che vengano affidate alla struttura sanitaria nazionale e che all’atto dell’arruolamento vengano esclusi i militari che non superano i test pre-vaccinali. Tali esami devono rilevare eventuali alterazioni del sistema immunitario e le ipersensibilità. Suggerisce inoltre che i risultati degli esami vengano inseriti nella scheda anamnestica del militare quale elemento di inidoneità all’arruolamento o di idoneità alla continuazione del servizio o di particolari mansioni.

La Commissione considera lo studio dal titolo «Lack of evidence for post-vaccine onset of autoimmune/lymphoproliferative disorders, during a nine- month follow-up in multiply vaccinated Italian military personnel», pubblicato nel mese di agosto 2017 a firma, tra l’altro, di alcuni esponenti della sanità militare, e finanziato dal Ministero della difesa italiano con domanda di sovvenzione di progetto n. D85D10000250001, come redatto in situazione di conflitto di interessi, privo di alcun fondamento scientifico nel metodo e negli esiti contraddittorio. Osserva che, a dispetto dell’intitolazione che induce ad erronee conclusioni, gli stessi autori dichiarano lo studio non conclusivo. Peraltro, lo studio è stato effettuato con esclusione dalla coorte di quei militari con problemi di immunosoppressione, in tal modo confermando la pericolosità delle somministrazioni vaccinali a tali categorie di soggetti. Sussistono dubbi di corretta utilizzazione del finanziamento pubblico a detto studio e per tali ragioni la Commissione trasmette la presente relazione alla procura della Corte dei Conti territorialmente competente. La Commissione ha acquisito agli atti i dati del follow up del progetto SIGNUM.

Da un primo esame è emerso che la raccolta delle informazioni ai fini del follow up è stata effettuata utilizzando marcatori poco efficaci per valutare l’insorgenza di malattie linfoproliferative. la Commissione ha riscontrato, inoltre, che nella matrice dei dati fatta pervenire vi sono ampie lacune, che rendono impossibile una valutazione statistica, con conseguenti dubbi sulla fattibilità dell’incarico di studio di tali dati attribuito dal Comitato di Ricerca Sanitaria Militare all’Istituto Superiore di Sanità, finanziato con la somma di € 40.700,00, come comunicato con nota prot. 819/COMM.URANIO del 10/10/2017. Successivamente nel corso dell’attività istruttoria la Commissione, ha dovuto prendere atto che il Ministero della difesa è in possesso di ulteriori dati, utili ad integrare il quadro gravemente deficitario, rispetto a quelli fatti avere alla Commissione, come è risultato dal verbale della prima riunione del costituendo gruppo di studio sui dati del follow up24.

Censura, pertanto, detto comportamento e ingiunge di completare l’invio e si riserva di fare denuncia alle autorità giudiziarie competenti in caso di perdurante omissione.

CONCLUSIONI

Alla luce degli elementi raccolti, la Commissione conferma che vi sia una associazione statisticamente significativa tra patologie neoplastiche e linfoproliferative, e altre patologie (es. quelle autoimmuni), e la somministrazione dei vaccini secondo la profilassi vaccinale militare. La Commissione ritiene di non poter escludere il nesso di causa. “

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Autore dell'articolo: GG

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