La storia di Martina e Leonardo : ingannati e traditi dai vaccini

Voglio raccontare per l’ennesima volta, la mia esperienza.

Io non sono una novax. Non lo sono perché quando ho fatto l’esavalente a mio figlio, sapevo che esistevano le reazioni avverse. Infatti non ho mai avuto alcuna difficoltà a credere che la biodiversità individuale degli organismi, sottoposti ad un qualsiasi agente a loro “esterno”, sia esso naturale o artificiale, GARANTISSE una multivariabilità di risposte fisiologiche.
Inoltre, avevo visto un paio di anni prima, la storia di Celeste raccontata da Giulio Golia al programma televisivo Le Iene. Storia tra l’altro, rettificata rapidamente dallo stesso Golia poche settimane dopo. Motivo che mi aveva definitivamente convinta della veridicità del fatto.
Non posso essere una no vax, perché io sono stata disposta a “testare” quella “rarissima” ed eventuale risposta fisiologica, nota come reazione avversa o “effetto secondario alla vaccinazione” (si chiama proprio così in termini clinici, effetto SECONDARIO alla vaccinazione). In quanto rimanevo comunque fermamente convinta che vi fosse un effetto PRIMARIO, che superava in termini qualitativi e quantitativi quello secondario, quale la protezione di mio figlio e della collettività tutta, da malattie mortali, molte delle quali superate proprio grazie alle vaccinazioni. Certo, alcune logiche domande o forse semplici deduzioni, me le ero sempre poste: come mai, per esempio, interrotta la vaccinazione contro il vaiolo, esso non si è più ripresentato?
Mi era evidente che entrassero in gioco altri fattori, per cui servivano competenze che semplicemente io non avevo.
Mi chiedevo a quale titolo mi potessi io porre delle domande che mettevano in dubbio il progresso scientifico? Ma soprattutto ero convinta che chissà quale ovvietà, probabilmente già superata da qualsiasi tecnico della materia, sarebbe stata la risposta!
In fondo, ho sempre pensato ingenuamente che la tutela dell’individuo fosse una delle poche garanzie del nostro stato (se non altro in termini economici, un individuo sano costa di meno di uno malato).
Le prime due dosi delle vaccinazioni non avevano sortito alcuna reazione particolarmente significativa su Leonardo, la terza lo ricordo come se fosse ieri, in data 27 dicembre 2016, ha iniziato a provocare reazione già dopo 40 minuti dalla somministrazione. Leonardo si era addormentato in macchina tornando dal centro vaccinale, una volta a casa aveva continuato stranamente a dormire, dopo un’oretta aveva iniziato a lamentarsi nel suo lettino. La febbre in pochi minuti aveva superato i 39. Iniziavo un giro di telefonate infinito, sapevo esattamente cosa stava accadendo e mi odiavo con tutta me stessa. Più mi scontravo con il centro vaccinale, il quale mi rispondeva che essendo dicembre e il bambino frequentava il nido (che tra l’altro era stata la prima e unica domanda che mi avevano fatto , nonostante fosse il 27 dicembre e il nido fosse chiuso), più capivo che non vi era protocollo, né diagnosi, nè tantomeno assistenza per la reazione al vaccino. Si negava e basta.

Non si erano degnati nemmeno di chiedermi che vaccino avesse fatto o quale fosse l’età di mio figlio. La paura cresceva, insieme alle risposte del pediatra che mi prendeva ancora meno sul serio del centro vaccinale, lo studio era chiuso e per una febbre non poteva venire a vederlo a casa.
La sola linea guida che accomunava il sapere e il comportamento di questi medici era: il vaccino non c’entrava assolutamente niente, riducendo il tutto ad una normale influenza particolarmente aggressiva a cui potevo solo somministrare Tachipirina.
A quel punto, mi resi conto che nessuno mi avrebbe aiutata. Nessuno mi stava ascoltando, mi stavo scontrando con il negazionismo della scienza accreditata.
Sapevo che Leonardo stava avendo una reazione avversa, nessuno si rendeva conto che io non descrivevo una banale febbre. Leonardo non si svegliava e quando lo faceva si lamentava senza sosta. Il tono muscolare era assente e lo sguardo catatonico.
La fortuna, Dio, non saprei chi, ha voluto che in pochi giorni gradualmente si è ripreso completamente da solo. Una volta testata la sue resistenza, quasi “immolato” a nome di una collettività che poi si era ben lavata le mani dall’assisterci nel momento del bisogno, decidevo che non avrei più vaccinato. Ovviamente pensavo al richiamo dei 5/6 anni. In merito ai vaccini facoltativi, all’epoca tutti, tranne l’esavalente, avevo già escluso a priori di farlo. Non considerandoli, già prima della legge 119, una reale necessità sanitaria e sociale per cui “sacrificarsi”.
La paura e il senso di colpa piano piano si sono alleviati e i mesi sono trascorsi fino ad arrivare a Maggio 2017. Grazie a Beatrice Lorenzin, ho iniziato informarmi in modo tecnico e approfondito.
Ho così scoperto che la vaccinazione non sempre funziona (no responder), che patologie come le meningiti, se sono fulminanti, non sono coperte da alcuna vaccinazione oggi in essere e che anzi, esiste una reazione avversa alle vaccinazioni denominata infiammazione encefalica, o encefalite, che è esattamente diagnosticabile come meningite!
Ho poi scoperto che le società occidentali con le più alte coperture vaccinali non solo continuano a dipanare anziché eradicare le malattie oggetto di vaccinazione, ma che esse circolano principalmente tra i soggetti vaccinati in forma attenuata (poiché sono vaccino-derivate), garantendo un micro focolaio sempre attivo al povero immunodepresso, che una volta usato per obbligare tutti indiscriminatamente a vaccinare viene a sua volta obbligato a venire a contatto con tutte le forme attenuate vaccino-derivate…..Ma la cosa più curiosa di tutte è stata scoprire della ripetitività di focolai epidemici di meningite nelle collettività con coperture vaccinali pari al 99%, come i college americani per cui è requisito di accesso.
Insomma iniziavo a comprendere che i motivi alla base della mia scelta di vaccinare, tra l’altro tutt’oggi validi se fossero dati di realtà e non puramente ideologici, erano una pura truffa legalizzata. Ed io in buona fede, in nome di un noi che si basa sulle azioni dei singoli che lo compongono, principio in cui credo fermamente, mi sento tremendamente tradita e offesa nel profondo dei miei ideali e dei miei principi.
Di fronte a tante evidenze statistiche, anziché risposte e rassicurazioni solo negazionismo, obblighi e sanzioni. Non sono disposta a cedere ulteriormente. Per quanto, se vi fosse una reale farmacovigilanza e una corretta informazione, al bisogno potrei anche scegliere di vaccinare, ma in queste condizioni sono proprio l’intelligenza e il buon senso, che mi hanno portato a vaccinare mio figlio due anni fa, a impedirmi oggi di rifarlo.
Io non sono una novax.
Io sono un genitore a cui non si può più giustificare che il sacrificio di uno vale il bene di tanti, perché è evidente agli occhi di tutti coloro che si vorranno informare che i vaccini non hanno alcuna influenza positiva nell’andamento statistico delle malattie per cui vengono somministrati. INFORMATI! IL VACCINO È UN PRESIDIO FARMACOLOGICO INDIVIDUALE E COME TALE DEVE ESSERE A DISCREZIONE DELLA VALUTAZIONE DEI RISCHI/BENEFICI DEL SINGOLO LA SCELTA DI FRUIRNE O MENO. INFORMATI!

Martina Marino

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Autore dell'articolo: GG

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