Cosa è l’effetto incantesimo?

Parliamo sempre dei nostri cari psicofarmaci.

L’effetto incantesimo del farmaco è causato da tutte le sostanze psicoattive, e può rendere l’individuo incapace di riconoscere o di giudicare gli effetti avversi mentali e comportamentali dei farmaci, anche portare a comportamenti pericolosi che sono molto insoliti per l’individuo.

Con l’esposizione a lungo termine al farmaco si può insidiosamente verificare un malfunzionamento cerebrale cronico (CBI) con una perdita della qualità della vita senza che l’individuo lo riconosca e se ne accorga.

I clinici e la rete di supporto devono capire che i pazienti in trattamento spesso credono erroneamente di stare bene o addirittura meglio di prima.

In realtà, le loro vite sono significativamente e a volte gravemente danneggiate dal farmaco.

L’effetto incantesimo del farmaco è frequente durante la sospensione dei farmaci e porta i pazienti a non riuscire a riconoscere e a valutare le reazioni pericolose della sospensione.

Ad esempio, la persona a causa del farmaco può diventare apatica e depressa, ma non se ne rende conto, così che tende a perdere gradualmente l’interesse o l’entusiasmo per il lavoro, gli hobby, per le persone che fanno parte della sua vita.

Anche la rabbia può far parte dell’effetto incantesimo.

Se una persona sta sospendendo un antidepressivo può diventare molto irritabile e avere violente esplosioni di rabbia contro i familiari. Per questo effetto non riconosce che la sua reazione è determinata dal farmaco e pensa invece, erroneamente, che dipenda da fattori esterni, ad esempio che sia colpa di un familiare o della sua “malattia”.

Anche l’ansia può essere causata da qualsiasi psicofarmaco e succede spesso che la persona non riconosca che sia dovuta al farmaco, ma la attribuisce a fattori esterni come lo stress o ai suoi problemi emotivi.

In casi estremi l’effetto incantesimo del farmaco può portare la persona a non riconoscere stati d’animo pericolosi come le idee suicidarie e l’aggressività.

In questi casi, se i familiari o la rete sociale non aiutano la persona a rendersene conto e a gestire la situazione, le conseguenze possono essere pericolose.

Come le stragi che coinvolgono i ragazzi nei campus americani sono dovute all’effetto incantesimo dei farmaci.

Questo effetto si può manifestare sia durante il trattamento che durante la sospensione del farmaco.

Ma ci sono situazioni dove è proprio necessario assumerli? Se proprio non se ne può evitare l’uso, dovrebbero essere usati per brevi periodi perché l’uso prolungato porta a più danni che benefici.

L’uso protratto nel tempo porta alla cronicizzazione dei sintomi e alla comparsa di nuovi disturbi, sia psichici che fisici.

Alcuni degli effetti collaterali possono essere anche irreversibili, come la discinesia o il diabete.

Dal momento che gli psicofarmaci non curano, ma hanno solo un effetto sui sintomi, converrebbe sospenderli in modo lento e graduale (per evitare l’effetto di rimbalzo o rebound) e sotto controllo medico.

La sospensione deve poi essere accompagnata da una buona psicoterapia per risolvere i problemi che avevano fatto iniziare il trattamento farmacologico.

Il problema è che ancora non ci sono molti psichiatri preparati per gestire bene la sospensione e spesso fanno scalare troppo velocemente.

Piccolo esempio di terapia “alternativa” : open dialogue ( https://www.ncbi.nlm.nih.gov/m/pubmed/14606203)in Finlandia, con percentuali di guarigione superiori all’80% in casi di schizofrenia agli esordi

Grazie a Laura Guerra

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Autore dell'articolo: GG

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