55 passi verso il consenso informato.

Una storia vera, una storia che hanno vissuto chissà quanti pazienti e chissà quanti ancora,in questo preciso momento, stanno vivendo l’inferno. 55 passi verso il consenso informato

55 passi è un film basato su una storia vera, interpretato da Hilary Swank e Helena Bonham Carter, su una paziente ricoverata in un ospedale psichiatrico, che si ribella alle medicine che le vengono somministrate.
La prima scena è già molto forte : lei viene messa in isolamento perché nervosa e viene sedata senza il suo consenso. Sedativo che la porta a soffrire di un forte attacco epilettico.

Sono tutti qui per aiutarmi. Si, per questo mi serve aiuto!”

“Dovevo stare seduta in aula e dovevo urinare con i dolori alla vescica per via dei farmaci che i medici dicono che fanno tanto bene, se è vero, come mai dovrò usare un catetere per il resto della mia vita quando vado in bagno? Come mai possono scaraventarmi a terra abbassarmi le mutande e infiliare aghi dentro di me? Se lo facessi io andrei in prigione! Dimmi che non ho ragione!?”

Una battaglia per il consenso informato. Una paziente che per prima si è fatta ricoverare, e da quel momento non le è stato più permesso di andare via. Passano degli anni, e le medicine che le somministrano le distruggono i reni e la vescica.

Clorpromazina, Mellaril e Mesoridazina, solo alcuni dei farmaci antipsicotici che le sono stati dati senza consenso da parte sua. Farmaci che le annebbiavano la vista, e che le hanno reso più difficile camminare.

Andando poi ad analizzare la sua cartella clinica, si era pure scoperto che i medici sapevano che le medicine non avrebbero dato alcun beneficio, anzi esponendola ancora di più agli effetti collaterali. Eppure gliele somministravano lo stesso!

“Quando il medico ha iniziato a darle il Mellarin, le ha detto che poteva prenderlo 4-6-8 volte al giorno, con la conseguenza di danni renali, alla vescica, e peggioramento dell’epilessia. Ed adesso deve continuare a prenderlo per evitare che l’epilessia peggiori! Questa una annotazione dalla sua cartella clinica :le è stato prescritto il Mellarin perchè le condizioni della sua vescica erano già così gravi che quel farmaco non avrebbe comunque avuto conseguenze su una sua potenziale ripresa”
Le somministravano farmaci sapendo che avrebbero fatto danni. E lo fanno sempre.

All’inizio del film si nota come lo stesso ospedale sia molto reticente nei confronti dell’avvocatessa, impedendole di vederla. Poi, una volta iniziata la causa, presentano centinaia e centinaia di pagine da leggere, per seppellirli ed evitare di andare avanti. Avvocatessa, tra l’altro, anche infermiera psichiatrica per 5 anni, cosa che fa scaturire negli avvocati dell’ospedale la domanda “Eri una infermiera psichiatrica e sostieni questo?”
Tentano poi di imbarazzare la paziente in aula, comportamenti tipici per screditare. L’ospedale ricorda poi, come dicono le sacre scritture delle pubblicazioni, che i farmaci somministrati alla paziente erano tra i “più sicuri e più efficaci.”


Questo mantra viene sempre usato no?


Poco dopo, l’avvocato difensore ricorda come “si sono efficaci, ma su 1/3 dei pazienti” e non era ascoltata dagli inservienti, per cui costretta a defecare e urinare nella sua stessa stanza.
La prima volta che entrano in aula, il giudice si rifiuta di prendere una decisione. La magistratura, eh?

Purtroppo per loro, lei teneva un diario in cui annotava tutti i farmaci che prendeva e tutte le reazioni. Una sorta di farmacovigilanza attiva!

Anche i dottori, ad un certo punto, diventano favorevoli alla sua proposta; non tanto per la pericolosità dei farmaci, ma perchè credono che un approccio collaborativo sia la scelta migliore per l’aderenza alla terapia. Sia mai che si rendano conto di quello che prescrivono. Durante il processo, viene ricordato come, sebbene possano essere pericolosi, le persone comunque preferiscono di prendere la pillola perchè “vogliono stare meglio.

Il regista ci racconta che queste parole sono state dette proprio così durante l’udienza, e che probabilmente è stata una strategia per ottenere il favore della corte

Farmaci che annebbiano la vista, inducono pensieri aggressivi, distruggono gli organi e ti rendono un vegetale ti fanno stare meglio?

Comunque, la strategia ha funzionato. Dopo essere andati in appello,vincono, per migliorare le condizioni dei pazienti negli ospedali psichiatrici in California. Sono state davvero migliorate?

Storia non a lieto fine : poco tempo dopo aver vinto la causa, lei muore, a 47 anni, a causa dei danni provocati dagli psicofarmaci.

Performance forse un po’ troppo “perfetta”, ma assolutamente coinvolgente da parte della Carter. Mi piace davvero tantissimo come attrice.
La Swank calata molto bene nella parte, un po’ alla Erin Brockovich.
Film da vedere, per conoscere queste dinamiche che, purtroppo, continuano ad esserci.

Commenta

Autore dell'articolo: GG

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.