Studi medicina? La tua empatia è a rischio!

Parliamo di uno studio del 2009, primo firmatario lo psicologo Mohammadreza Hojat

 

Il diavolo è al terzo anno: uno studio longitudinale sulla perdita di empatia nelle facoltà di Medicina

 

 

Si parla sempre di empatia, di quella capacità di immedesimarsi negli altri e percepire quelle emozioni come tue, e di come un medico dovrebbe coltivare e sviluppare questa qualità, di fondamentale importanza per il rapporto con il paziente. Questo studio ha preso in considerazione degli studenti di Medicina del Jefferson Medical College, facendogli fare in diversi step il JPSE ( Jefferson Scale of Physician Empathy ) : prima del test d’ingresso, ed ogni anno a fine anno accademico. Questo test è stato utilizzato anche in altri paesi, curiosamente in Oriente, Korea e Giappone, non è stata registrata una perdita di empatia! Stesso risultato in Italia ma c’è da sottolineare che qui si è soltanto valutata la capacità di funzionare di questo test, ed è stato fatto direttamente a dei medici, non agli studenti e non nel corso di un tempo così prolungato.

La prima parte di questo studio, analizza la differenza fra empatia e simpatia, che sintetizziamo così :


Nei primi 2 anni, nessun cambiamento è stato registrato. Dal terzo, apriti cielo! Abbastanza divertente, ma anche strano, che la perdita di empatia cominci nel momento in cui si iniziano a frequentare più assiduamente i reparti e si studiano materie “più mediche”, non trovate? Anche alla luce del fatto che le associazioni dell’ American Medical College, o anche l’ American Board di Medicina Interna, consigliano di coltivare l’empatia durante gli anni di corso, che è da considerare qualcosa di fondamentale e un obiettivo da raggiungere per poter fare bene il medico.

Le donne riescono a mantenere più alta la capacità di empatia, e chi sceglie una carriera “clinica” avrà più empatia rispetto a chi sceglie una carriera lontana dal paziente.
Chi all’inizio del college ha già un punteggio basso di empatia, perde nel tempo questa qualità più velocemente, e solitamente chi ha un punteggio iniziale basso di empatia poi andrà a fare specialità lontane dal paziente.
Giustamente, l’indole meno empatica andrà a lavorare in situazioni dove l’empatia è richiesta di meno. Ma questo non rende la cosa meno preoccupante, perchè in linea di massima un medico non dovrebbe essere poco empatico, che stia misurando la pressione o stia analizzando una radiografia


Perchè c’è questo problema? Mancanza di ruoli carismatici, anzi nei questionari si sono lamentati che spesso i loro comportamenti venivano da quelli dei superiori, privi di empatia, prevalenza della tecnologia nella diagnosi che allontana dal paziente, troppe cose da studiare in poco tempo. Poi si dice sempre di essere “emotivamente neutrali” e di non farsi coinvolgere dal paziente, ed ecco che questo distacco si concretizza.
Ambiente intimidatorio, sensazione di sentirsi sotto harassment e di essere considerati come nullità, anche questo è stato registrato dagli studenti come possibile problema.
Ma c’è una percentuale, il 27%, che non ha perso empatia durante il percorso quindi esistono anche dei fattori che la conservano, ma non si sa quali sono.

Alcuni commenti degli studenti sul difficile rapporto con i pazienti
“ho imparato dai buoni medici cosa fare, dai cattivi medici cosa non fare”

” è difficile aiutare chi non ha rispetto per se stessi”

” un paziente ci ha detto felicemente che viveva di rendita per un caso di malpractice medica”

” è più facile fare il medico nel terzo mondo, almeno non ci sono assicurazioni o malasanità con cui avere a che fare”

” è difficile avere empatia quando i pazienti ti dicono che la medicina è un business”

più di uno ha evidenziato che

” è difficile ed è stancante avere empatia quando hai decine e decine di pazienti da visitare, difficile ascoltare le loro storie”

” i medici sono più interessati a fare attenzione all’assicurazione che ai pazienti” 

” i professori mi ricordano constantemente delle gerarchie in medicina, e non era il lavoro di noi studenti quello di difendere gli interessi dei pazienti. Il lato burocratico ha sotterrato quello empatico” ed un altro preoccupato ” ho paura di venire risucchiato da queste idee del sistema, che il lato empatico della medicina è una perdita di tempo” oppure ” quando entro nella stanza di un paziente, penso a fare più velocemente il mio lavoro piuttosto che concentrarmi su di lui, ed io penso di essere una persona empatica”

Si parla di “amnesia socializzata” e si parla di empatia come una specie in via d’estinzione, e per evitarla si dovrebbero fare programmi e non basarsi solo sulle belle parole! Questo quello che i ricercatori suggeriscono affinchè non si perda questa qualità :

  • creare piccoli gruppi di discussione Balint 
  • guardare spettacoli teatrali
  • seguire come un ombra il paziente
  • provare l’ospedalizzazione
  • fare “il gioco dell’invecchiamento”
  • analizzare audio e video di incontri medico-paziente
  • studiare l’arte e la letteratura

Studente avvisato, mezzo salvato. Coltiviamo insieme l’empatia se vogliamo costruire un mondo migliore.

Commenta

Autore dell'articolo: GG

Foto del profilo di GG

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *